L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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recensioni_verza22 appunti per 22 disegni

Annotazioni sulla mostra dei disegni di Paolo Angeletti

Alfonso Giancotti

angelettiIl 18 di marzo si è conclusa la mostra Paolo Angeletti. Disegni di architettura presso la Casa dell’Architettura. Nella tavola rotonda inaugurale la redazione di (h)ortus è stata invitata a fornire il proprio contributo di cui, in occasione della chiusura della mostra, riportiamo di seguito il testo.

1. Comunque si pongano in sequenza tutti i disegni in mostra: in forma cronologica, per soggetto, per tecnica adottata o addirittura in maniera totalmente casuale, quelle stesse tavole compongono sempre un insieme assolutamente organico ed estremamente coerente.


2. Le tavole in mostra possiedono il fascino di quei disegni che non sentono minimamente la necessità di presentarsi in forma autoreferenziale: esprimono semplicemente il valore del disegno come esclusivo strumento per la costruzione e la rappresentazione dello spazio.

3. I disegni di Paolo Angeletti dovrebbero essere mostrati in primo luogo agli studenti perché possiedono la straordinaria dote di farli innamorare del nostro mestiere in quanto di quel mestiere, mostrano l’essenza. Dovremmo averlo presente più spesso nelle nostre scuole.

4. I disegni di Paolo Angeletti dovrebbero essere mostrati molto più spesso agli architetti perché possano ricordare loro come quello dell’architetto è prima di ogni cosa un mestiere che si fonda sul senso di responsabilità, «come quello del calzolaio che fa le scarpe, giorno per giorno, e il più spesso su ordinazione» (come ha scritto a proposito del proprio lavoro nelle cronache della sua vita Igor Stravinskij).

5. Tutti i disegni di Paolo Angeletti possiedono un disarmante equilibrio: ogni singolo punto di una campitura non potrebbe essere neanche un millimetro lontano da dove l’autore l’ha segnato, così come irrimediabilmente immodificabile appare la traccia di ogni linea che si interrompe sullo spazio bianco del foglio da disegno.

6. I disegni di Paolo testimoniano il principio che la forma, in architettura, per darsi più liberamente, non può e non deve essere assegnata a priori.

7. Questa raccolta, questa mostra e questo catalogo concorrono, per quanto possono, a restituire dignità e centralità al disegno come lo strumento narrativo dell’architetto: Paolo fotografa, prefigura, rappresenta, suggestiona, racconta, descrive.

8. Questi disegni mi confortano. L’architettura può ancora essere una forma d’arte. I disegni possono trasmettere emozioni, come uno scrittore con le parole o un cineasta con la macchina da presa. Auspichiamo repliche in questa direzione dalla Casa dell’Architettura.

9. I disegni di Paolo emozionano attraverso il mezzo più difficile da possedere e governare per un architetto: la semplicità.

10. Ancora la semplicità. Alcuni disegni di architettura sono fortemente espressivi pur se tecnicamente non eccelsi. Altri sono tecnicamente eccellenti ma assolutamente privi di espressività: quelli di Paolo trovano, attraverso la semplicità, una felice sintesi tra tecnica ed espressività.

11. I disegni di Paolo suggeriscono come l’architettura non sia la materializzazione di un processo, quanto piuttosto un affascinante viaggio verso la costruzione di uno spazio.

12. Questi lavori di Paolo aiutano a cogliere con più sicurezza la relazione tra disegno e progetto. Il disegno: strumento identificativo di un processo mentale, nel senso più assoluto,  pur preludendo a esiti progettuali assai differenti; il progetto: manifestazione temporaneamente definitiva del proprio pensiero.

13. Ancora una riflessione sui disegni di Paolo, non come strumento di avvicinamento all’immagine finale realizzata, ma come strumento con cui trasmettere un pensiero che la realizzazione, per quanto fedele, non potrà mai dichiarare.

14. Per Paolo si potrebbe coniare (o recuperare se già esiste) un neologismo, quello di archi-non-star. La raccolta dei disegni di Paolo è un romantico e necessario richiamo all’importanza della qualità diffusa come indispensabile elemento per recuperare il sistema di bellezza prodotto dalle città italiane nella storia.

15. Nelle tavole in mostra perfino le scritte, le quote e gli appunti assumono la dignità di disegno.

16. Non sono capace di fare in assoluto graduatorie di gradimento e tanto meno ci riesco per i disegni esposti. Una menzione speciale però mi sento di farla per l’abaco delle facciate e delle soluzioni d’angolo tratto da Fondamenti di composizione architettonica del 1987.

17. Se un grafico per sbaglio avesse inserito molte delle tavole in mostra all’interno di uno dei recenti libricini patinati che albergano negli zaini dei nostri studenti non mi sarei accorto dell’errore. Nonostante abbiano trenta anni di vita. Il segno che i disegni di Paolo rappresentano una modalità efficace attraverso la quale declinare il rapporto tra tradizione e innovazione.

18. Secondo me, se proprio ci deve essere un disegno di cui Paolo si è autocompiaciuto è quel magnifico dettaglio di Guernica.

19. Un brano dello scritto da Paolo che apre Case Romane: «La ricerca è fondata sulla convinzione che il disegno sia strumento di progetto. Osservare, misurare, disegnare, confrontare. Per progettare». Confermerei, dopo aver visto questa mostra, anche uno straordinario strumento didattico. Per insegnare e imparare. Per comprendere i principi che regolano la composizione e, anche, la costruzione dello spazio dell’uomo

20. I disegni di Paolo sono come un’opera di architettura, vanno ridisegnati per comprenderne a pieno il significato.

21. Un plauso ai curatori di questa mostra e del catalogo, per la scelta di proporla, per la semplicità, la scientificità e l’eleganza con cui hanno realizzato l’una e l’altro. Per un messaggio non sempre chiaro: che la scuola alla società e alla professione può dare ancora tanto.

22. All’ultimo degli appunti, che coincide con l’ultima delle tavole mi sento di associare all’opera di Paolo una frase di Maurizio Sacripanti, che affronta il rapporto tra tempo e architettura, quel tempo che gli architetti oggi non hanno o non vogliono avere a disposizione per la maturazione di un progetto:  «…l’architettura è anche tradurre in fatto pubblico la propria ricerca ideale, e la traduzione costa e pretende tempo, fatica e solitudine».

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GIANCOTTI Alfonso
2011-03-22 n. 42 Marzo 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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