L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaMax Dudler

La nuova biblioteca della Humboldt Universität a Berlino

Michele Costanzo

dudler_tLa metodologia compositiva di Max Dudler si distingue per il rigore e il controllo nella definizione spaziale e formale delle sue architetture, pur non rinunciando a sottili variazioni ed improvvise aperture alla libera creatività. Tale approccio mentale al progetto, tuttavia, non ha una radice astratta, ma prende le mosse dalle ragioni del sito, le cui interne regole vengono interpretate e trasformate in invenzioni spaziali, tenendo ben conto che il luogo non è mai solo un’entità fisica, ma un contesto sociale di cui l’architettura si fa espressione. Questo perché la riconoscibilità e la capacità evocativa di una forma è una ricerca di affermazione del suo senso di appartenenza e un contributo dovuto alla collettività.


Tale sorta di radicamento alla concreta realtà urbana, nonostante l’impiego di un apparato espressivo basato sulla geometria primaria se, da un lato, corrisponde alla sua personalità riflessiva e logica, dall’altro, è da considerarsi la naturale reazione alla percezione dell’attuale condizione del vivere ‘sfuggente’ e priva di punti di riferimento.
L’obiettivo del fare progettuale di Dudler è, dunque, quello di ricondurre l’architettura nella sfera della “poetica della ragione” che ha come sfondo la tradizione razionalista, seppure riletta in chiave critica. Lasciando altresì emergere, in questo, il suo profondo rapporto con Oswald Mathias Ungers, il suo maestro, la cui lezione avrà modo di assorbire direttamente attraverso il lavoro progettuale presso lo studio di Colonia negli anni tra il 1981 e il 1986.
Fondamentale sarà per Dudler la concezione di Ungers di città intesa come grande archivio della memoria collettiva - sviluppata, peraltro, negli anni della sua collaborazione, con particolare incisività - ed, anche, come manuale da cui poter trarre i principi fondativi della propria visione progettuale. L’architettura, in definitiva, per Ungers, è trasposizione e realizzazione di idee, di pensieri, di concetti; è modificazione della realtà. Essa «[...] si può, quindi, liberare dalla riduzione al puro pensiero funzionale, quando la trasformazione morfologica viene assunta come strumento di progettazione» (1).  
Tale ambito teorico/operativo in cui si sviluppa la ricerca dell’architetto tedesco troverà una stretta vicinanza, in senso ideale, sia con quello di Josef Paul Kleihues, che di Aldo Rossi, esponente, quest’ultimo, di quella cultura architettonica italiana che maggiormente si batterà per l’affermazione dell’importanza della morfologia urbana.
Come Dudler scrive in Ricostruire la città, la sua architettura è il risultato di un processo creativo che cerca di «[...] costruire connessioni spaziali per mezzo di concetti architettonici» (2), e di confrontarsi con lo «[...] spazio culturale della città, così come si è formato nel corso della storia» (3).
Per Dudler, l’architettura è un fenomeno collettivo e non un’occasione per consentire al progettista di esprimere la propria soggettività. In conseguenza di ciò, la sua metodologia progettuale tende a rifuggire dalla “tirannia della creatività” rivolgendosi piuttosto alle leggi fondamentali dell’architettura che sono quelle della proporzione, della misura, nonché del senso tattile e visivo dei materiali impiegati. Un’architettura, affermerà in un’intervista, che “si comporta similmente all’arte concettuale, cercando di costruire un armonioso unicum mediante forme geometriche”.
La nuova biblioteca della Humboldt Universität progettata da Dudler (2004-2009), sorge nel centro di Berlino a poca distanza dalla Museumsinsel. Essa si fa espressione, dunque, di una sensibilità che bene si accorda con il carattere che contraddistingue la Berlino del secondo dopoguerra - soprattutto a partire dalla fine degli anni Settanta, ossia dalla complessa e dibattuta fase ricostruttiva dell’area della Friedrichsstadt - nonché del periodo più recente, successivo al crollo del Muro. Un articolato e sofferto processo progettuale di tipo architettonico e urbanistico in cui Berlino cercherà di ricomporre una nuova immagine di sé e di indagare, con appropriati criteri e adeguata sensibilità, nuovi possibili sviluppi in consonanza con la sua storia urbana.
Seguendo questa linea, che comporta una capacità immaginativa mista a sensibilità e misura,  Dudler realizzerà per la capitale tedesca alcuni interessanti progetti, quali la Cabina di Trasformazione Elettrica (1986-1989) e il Ministero dei Trasporti e dei Lavori Pubblici (1996-2005), la Max-Taut-Aula (2002-2007). Di questa serie di costruzioni la biblioteca del Jacob und Wilhelm Grimm-Zentrum è la più apprezzata dalla critica, dagli utenti e dalla stessa cittadinanza, in quanto si tratta di un’attrezzatura culturale di grande rilevanza. L’opera, infatti, riunisce al suo interno circa 2,5 milioni di volumi in precedenza ospitati in vari edifici della città, andando a creare la più grande biblioteca “a scaffalature aperte” della Germania.   La biblioteca è in grado di ospitare contemporaneamente 750 persone ed offrire più di 500 stazioni informatizzate.  
Non si può non osservare che la costruzione di una biblioteca, in questa fase storica in cui la sua futura esistenza è messa in discussione dalla comunicazione in rete e dalle conseguenze dello spostamento della mediazione dell’informazioni su Internet, è un grande atto di fiducia nella sua capacità di permanenza (nella forma tradizionale) come struttura destinata alla conservazione e alla trasmissione del sapere. Proprio in tal senso, allora, questa biblioteca, per un verso, punta a rielaborare e a riaffermare (nella sua concezione spaziale e nel suo programma) un modello storico consolidato e, per l’altro, a perseguire la massima attenzione all’efficienza organizzativa e all’attualità dell’apparato tecnologico.
L’edificio della biblioteca si trova dinanzi al viadotto della S-Bahn, separato da esso da una piccola piazza che facilità l’accesso quotidiano dei numerosi utenti.
Il nuovo composito volume raccoglie in sé un insieme di corpi a blocco, e con i suoi dieci piani si eleva ben al di sopra della linea di gronda berlinese, tuttavia, adeguandosi con le parti di edificio più basse alle costruzioni vicine. I fronti che stabiliscono un contatto con i palazzi esistenti sono composti da pilastri sovrapposti, mentre nel blocco principale si trasformano in una sorta di ordine gigante: una diversificazione proporzionale che stabilisce delle gerarchie tra le parti che si adeguano alla misura del costruito e quelle che riguardano il volume principale dove è situato l’ingresso. Il disegno dei prospetti è basato sulla ripetizione di un modulo formale declinato secondo delle varianti geometricamente proporzionali e che riflettono quanto suggerito dall’organizzazione dello spazio interno.  
Il volume esterno è rivestito con un marmo giallo venato di Treuchtlingen (simile al travertino) la cui superficie è resa scabra a seguito di un trattamento con un getto d’acqua ad alta pressione. L’uso della pietra giallo-chiara peraltro si accorda con quella degli edifici del centro storico di Berlino.

L’atrio dell’edificio è di forma allungata e l’altezza è pari a due piani. L’organismo è impostato su una rigida simmetria che facilita l’orientamento di chi percorre gli spazi interni. La sala di lettura, dall’originale disegno a terrazze sfalsate, è situata nella zona centrale; si estende su diversi livelli dal piano terra fino al quarto piano. Dei lucernari forniscono luce diurna. Le terrazze sono associate alle diverse sezioni della biblioteca a consultazione libera.
L’ambiente di lettura presenta un effetto fortemente scenografico. Il senso del suo spazio dilatato è ulteriormente sottolineato da grandi tavoli di vetro di color verde, disegnati dall’architetto, come tutti gli altri elementi d’arredo.
La sua concezione di “stanza dei libri” interamente rivestita di legno di ciliegio americano se, da un lato, trasmette una forte identità, dall’altro, rappresenta una volontà d’istituire un certo legame con le biblioteche del passato. La sala ha 252 postazioni di studio e costituisce il centro funzionale e intellettuale dell’edificio; è protetta dai rumori provenienti dalla strada e dalla ferrovia.
Come complemento al carattere ‘introverso’ della sala di lettura centrale, lungo la facciata della biblioteca sono situate delle isole di lettura flessibili ed espandibili. Oltre alla sala principale di lettura, che è l’ambiente protagonista della biblioteca della Humboldt Universität, vi sono spazi per il lavoro di gruppo e 54 ambienti molto ampi per lo studio individuale. I rimanenti posti di lavoro (circa mille) sono distribuiti in tutto l’edificio.
Al settimo piano, infine, è allestita un’area per genitori e figli piccoli. In essa si trovano una stanza dei giochi e una biblioteca per bambini che danno ai genitori la possibilità di studiare con tranquillità mentre i bambini sono impegnati.



Note
(1) Oswald Mathias Ungers, Architettura come tema, «Quaderni di Lotus», n. 1 Electa, Milano 1982, p. 15.
(2) Max Dudler, Ricostruire la città, in: Francesco Saverio Fera, Annalisa Trentin, Simone Boldrin (a cura di), Max Dudler architetture, CLUEB, Bologna 2006, p. 14.
(3) Ivi.

Biblioteca centrale della Humboldt Universität, Berlino
Progettista Max Dudler Berlin/Zurich/Frankfurt (Andreas Enge, Jochen Soydan, Andrea Deckert, Gesine Gummi)
Project management ProCon, Ingenieurgesellschaft für wirtschaftliches Bauen mbH
Construction management Ingenieurbüro Peter Widell, Berlin
Strutture Leonhardt, Andrä und Partner, Berlin
Impianti ZWP Ingenieur-AG NL Berlin
Antincendio Müller- BBM Brandschutz GmbH NL Berlin
Progetto spazi aperti Max Dudler con Lützow 7
Localizzazione Geschwister-Scholl-Str. 1, 10117 Berlin-Mitte
Committente Humboldt-Universität zu Berlin
Dimensioni Area totale 37.460 mq, Cubatura totale 138.570 mc
Cronologia Concorso 2004, progettazione e realizzazione 2005-2009
Foto Stefan Mueller

Si ringrazia Max Dudler Architekt per aver gentilmente concesso la pubblicazione degli elaborati grafici e delle foto del progetto.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2011-03-09 n. 42 Marzo 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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Valle Giulia Flickr

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