L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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ALIGHIERO GIUSEPPETTI

New York’s City Show

SNAPS REFLECTS MIRAGES
SCATTI RIFLESSI MIRAGGI
Uno sguardo complesso sulla città


Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Facoltà di Architettura Valle Giulia
Via Antonio Gramsci 53

Sala Sergio Petruccioli
16 novembre-1 dicembre 2007

New York’s City Show è la seconda mostra di Alighiero Giuseppetti nella Facoltà di Architettura Valle Giulia.
La prima (Presepi Metropolitani) nel dicembre del 2000 proponeva piccole Polaroid (7x10 cm) sapientemente costruite tramite sovrimpressioni multiple: scatti diversi sullo stesso fotogramma effettuati sul plastico (4x6m) di una città immaginaria costruita con materiali di scarto al solo scopo di essere fotografata. Erano esposte alcune decine di queste foto molto piccole insieme al plastico molto grande, distrutto subito dopo la chiusura della mostra.
Questa seconda è antisimmetrica della prima: propone 365 fotografie di NY, scatti singoli che catturano in un solo istante le molteplici sovrimpressioni che si generano spontaneamente dentro le infinite superfici riflettenti della città reale (vetrate, vetrine, cromature, carrozzerie, pozzanghere, fontane, parabrezza, paraurti, lastre di ghiaccio, ecc.).
365 foto, questa volta tutte molto grandi, proiettate a ciclo continuo su uno schermo.
E - tra queste - 50 foto scelte quasi a caso, stampate in dimensione 70x100, esposte in successione lineare come i fotogrammi di un film.
Nella mostra del 2000 Alighiero fotografava una città generica inesistente, per rivelare l’anima e l’estetica nascoste sotto il suo apparente anonimato.
In questa indaga la capitale dell’impero al fine di catturarne le infinite sfaccettature dell’anima che, come tutti sanno, non si manifesta mai direttamente ma solo attraverso la sua immagine riflessa in uno specchio.
Lo sguardo complesso di un artista sulla città (perché l’autore non è architetto né fotografo, ma pittore e scultore) nuovamente proposto a Valle Giulia perché questo particolare punto di vista teso a cogliere il genius proprio di qualunque luogo è indispensabile all’architetto per l’esercizio del suo mestiere.
A tale scopo è importante sottolineare che le due mostre sono tanto antitetiche all’apparenza, quanto reciproche e complementari nella sostanza.
Perché mentre nella prima accadeva che una città generica astratta (e in quanto tale “iperrealista”) rivelasse un’insospettabile gamma di identità urbane fortemente differenziate, in questa seconda accade che anche le icone più famose e riconoscibili dell’architettura contemporanea stemperino la loro unicità nell’amalgama dei riflessi e delle deformazioni occasionali prodotte da specchiature di consistenza diversa.
Il risultato di questa reciprocità è una sorta di dimostrazione sperimentale del fatto che è “architettura” qualunque modificazione e alterazione della crosta terrestre, con la sola eccezione del puro deserto. Bisogna solo saperla vedere. E ricordare che questo dato elementare è oggi più che mai di attualità dentro una facoltà di architettura, nel contesto di una cultura di massa sempre più propensa a credere che nella civiltà del junkspace l’identità dei luoghi urbani sia ormai diventata irrilevante e che la sola dimensione dell’architettura continui ad essere quella tradizionale delle Grandi Opere e non quella - tanto più innovativa - dei processi di trasformazione paziente (e mai conclusa) dell’ambiente.
Anche per questo, a conclusione del percorso riemerge la centralità delle persone, cittadini del mondo, attori di “storie” metropolitane inconoscibili, unici soggetti fotografati direttamente fuori dal gioco dei riflessi, nella realtà in-diretta delle loro ermetiche performances esistenziali.
Erano presenti anche nella prima mostra in forma di personaggi, statuine di quei Presepi Metropolitani che caratterizzarono una fase di transizione nell’attività di un artista che attraverso slittamenti impercettibili andava avvicinandosi alla fotografia dopo il periodo dell’arte povera, e poi del fumetto, e dopo ancora della pittura e della scultura della quale quei micro-personaggi rappresentavano l’esito provvisorio.
Oggi sia gli attori che il loro contesto sono diventati reali. Resta il mistero della loro inconoscibilità.
Ma quello può essere risolto solo attraverso il processo della partecipazione creativa degli spettatori allo sguardo complesso dell’autore.


M.C.

 

 

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
Redazionale 2007-11-22 n. 2 Novembre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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Valle Giulia Flickr

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Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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