L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Claus en Kaan. Bureau Amsterdam Block 49A

Michele Costanzo

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La sede di Amsterdam dello studio Claus en Kaan cambia indirizzo. "Wijziging adres" è l'annuncio inviato attraverso una post card a tutti i loro estimatori, clienti, collaboratori e quant'altro, accompagnato da una suggestiva immagine di Luuk Kramer che, tra i fotografi di architettura, è uno tra i più tradizionali e sensibili interpreti dell'opera dei due progettisti olandesi.
E' certamente un privilegio non comune per un architetto, o uno studio d'architettura, poter disegnare la propria sede, ma questo anche, in un certo senso, un rischio: in quanto, può rappresentare una sorta di messa in gioco della credibilità già acquisita con lavori che hanno goduto di una notevole risonanza internazionale. E questo, in quanto si suppone che la capacità ideativa del progettista, nel momento in cui diventa cliente di se stesso, liberata da molti degli impacci che spesso sembrano limitativi dell'espressione, debba necessariamente poter raggiungere un alto standard di valori estetico-formali.
In questo caso, bisogna aggiungere che lo stesso masterplan dell'isola artificiale Haveneiland dove sorge l'edificio/studio, è stato progettato da Claus en Kaan, insieme con de Architekten Cie., e Schaap en Stigter.
In effetti, l'importante e vasto intervento pubblico, comprende anche un'altra isola più piccola, Rieteilanden, oltre ad altre quattro progettate da studi differenti, tutte all'interno un del lago artificiale Ijmeer, e posizionate quasi a ridosso del centro storico di Amsterdam.
L'impianto di Haveneiland è basato su una griglia ad assi ortogonali, a formare dei lotti al cui interno prendono forma edifici a blocco: una tipologia, un tempo trascurata ed ora riproposta in maniera innovativa e studiata in modo da offrire una molteplicità di soluzioni spaziali.
Il Block 49A, che al momento appare come un volume isolato, in un prossimo futuro entrerà a far parte di un insieme più complesso e articolato; andando a costituire, all'interno del lotto di cui occupa una porzione, l'elemento singolare di una sommatoria di parti distinte.
Questo, spiega il disegno planimetrico della nuova costruzione, le aperture disposte solo su due lati e la totale chiusura muraria delle altre pareti.
Ma quello che definisce, altresì, l'essenza di questo piano, è la ricerca di un diverso modo di riflettere sulla complessità del reale, attraverso un particolare criterio di gestione del progetto, maggiormente sensibile nel recepire la volontà degli utenti e, quindi, nel considerare i reali bisogni della società. Se da un lato, allora, Haveneiland riprende la pianta di Manhattan, il suo reticolo geometrico, dall'altro, ne rovescia il senso, respingendo tutto quello che esso rappresenta: densità, concentrazione, reciproca estraneità degli edifici, e conseguente distacco dalla trascinante vita della strada. Niente torri, dunque, ma basse costruzioni aperte in modo da accogliere il flusso energetico della quotidianità fatta di lavoro, d'incontri, di relazioni, di solidarietà d'intimità, di affettività.
Si potrebbe aggiungere, allora, che anche la scelta del luogo risulta essere strategica (aldilà delle sue motivazioni di fondo di genere logistico, rappresentativo, economico/pratico, estetico/qualitativo) e finalizzata a far riverberare sull'oggetto architettonico il carattere che il programma dell'isola propone: di un contesto nei confronti del quale è stata sviluppata una ricerca di nuovo modello urbano, e di sperimentazione sullo spazio per la collettività.
Il modo di porsi del Bureau Amsterdam, rispetto a chi lo guarda o a chi lo fruisce (un aspetto, peraltro, caratteristico di quasi tutte le opere di Claus en Kaan) appare franco, diretto, essenziale e, contemporaneamente, chiuso e reticente. E questo doppio registro espressivo crea nel riguardante la consapevolezza che esiste una contraddizione in ciò che vede o crede di vedere: un vuoto da colmare, una sospensione d'idee che attendono di giungere ad una loro conclusione, ad un punto che sembra essere sempre dietro alle parole, ai pensieri.
Si potrebbe affermare che l'essenza dell'opera è l'immagine della sua fronte sulla strada, che è una superficie basata sulla moltiplicazione di un modulo seriale: quello di un pannello prefabbricato in cemento con una finestra a losanga posizionata al cento. Un'immagine a-dimensionale, quasi astratta (che ben rappresenta la foto di Kramer), ma che girando l'angolo dov'è situato l'ingresso, recupera immediatamente la sua dimensione, e il suo valore di presenza architettonica. Questo volume a base rettangolare ospita, dunque, nella successione dei suoi piani, gli spazi di lavoro, e quelli relazionali; il volume chiuso, e leggermente arretrato (per creare uno stacco con il volume successivo) areato da un cavedio ospita i servizi ed i diversi collegamenti verticali.

Dati progetto   
Nome
Bureau Amsterdam (Block 49A)
Destinazione d'uso
Uffici
Localizzazione
IJburg, Amsterdam
Indirizzo
Krijn Taconiskade 444
1087 HW Amsterdam
Committente
AM Wonen B.V.
Progettista
Felix Claus, Dick van Wageningen
Collaboratori
Marcvan Broekhuijsen, Roland Rens, Joost Mulders, Jante Leupen, Romy Schneider, Surya Steijlen, James Webb
Progetto
2005
Inizio costruzione
2006
Completamento
Novembre 2007
Superficie 3.000 m2
Costo
€ 2.500.000

 

 

Foto gentilmente concesse da Luuk Kramer e Satoshi Asakawa 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2007-11-22 n. 2 Novembre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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