L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Gabriele De Giorgi. La città che cade

Gallera "La Chimera"

Antonella Greco

Gabriele De Giorgi, architetto del Gruppo Metamorph, ha esposto alcuni suoi originali quadri su specchio alla Galleria romana "La Chimera" fino al 30 ottobre 2007.

È da un pezzo che la caduta, il crollo, l’assecondamento della forza di gravità come attrazione fatale sembrano affascinare gli operatori dell’arte. Il tedesco Baselitz con le sue figure rovesciate percepite come cadute, dipinte come cadute, alcune forme di coreografia che invece di contrastare la gravità, com’è nella tradizione del balletto classico nel quale i passi sono propedeutici alla smaterialzzazione, alla perdita di peso, all’avvitamento verso l’alto, la cercano, la esaltano, infine la trovano in un decostruirsi gioioso ed appagato (Lucia Latour).
È la caduta, infine, da Bellerofonte  a Babele, agli angeli, ai templi squassati dai terremoti esaltati dal sublime, ad essere la protagonista di quella straordinaria mostra sulle catastrofi che anni fa Paul Virilio impostò a Parigi alla Fondation Cartier  (Ce qui arrive, 2002), dove la bellezza terrificante delle immagini di catastrofi naturali come inondazioni e uragani si mischiavano a quelle provocate dall’uomo per arrivare, in una progressione altamente simbolica, alla caduta esemplare della nostra epoca. Alla vera cacciata dal paradiso dei nostri giorni.  All’abbattimento delle torri. Distorcere le icone dell’immaginario collettivo e quelle più inerenti intimamente alla sua formazione, quelle della città moderna: torri grattacieli, feticci dell’oramai lontana età dei consumi, interpretarne le più riposte peculiarità nel segno della torsione, del piegamento e della caduta sembra essere la forma precipua della ricerca attuale di Gabriele De Giorgi, arrivato recentemente all’espressione artistica, dopo una vita da critico e da architetto.  Sublimare i segni dell’accumulo che costituisce il senso della città, dalla storia ( il campanile di santa Maria del Fiore, Sant’Ivo, l’Empire State  building ) alle sue deiezioni (quelle che invadono i marciapiedi e sostanziano una storia “bassa” all’incontrario ) diventa un dar conto  della frammentazione fantasmatica dei propri percorsi iconografici, un viaggio tra gli archetipi, flessi contorti strizzati frullati dalla mente, dall’esperienza e dalla storia. E’ poi ovvio che tali immagini acquistino una precipua valenza estetica, ulteriormente attribuita al loro imporsi  già come un esempio, un modello, addirittura una categoria.  A questo, da poco tempo, De Giorgi unisce la forza dello specchio: ulteriormente deformante, generatore successivo di riflessi di evocazioni percettive, di specchiamenti di dispersioni del centro, del sé e della propria esperienza. Un acido lisergico virtuale che spariglia la conoscenza, l’esperienza il senso della (propria) storia. Che rimane così per frammenti, riconoscibile e violentata sempre citata e mai raggiunta. Un frammento ondeggiante un accenno sublimato che nei disegni accentua irregolarmente  solo alcuni percorsi della forma cancellando volontariamente tutto il resto. Uno specchiarsi diverso dall’acqua di Narciso come dalle superfici di Michelangelo Pistoletto. Una citazione, forse, unita al vortice di ciò che affiora in superficie dalla materia brulicante della propria formazione.

Intervista a Gabriele De Giorgi
di Paola Cipriani

D. Gabriele De Giorgi, che nesso c’è tra queste sue opere e l’architettura?

R. Il tema prevalente dei miei quadri è quello della caduta, delle pieghe.
Ma non vuole essere né negativo, né angoscioso. Dalle città e dalle architetture in bilico da me rappresentate nasce un’altra architettura, propositiva, migliorativa, perché incorpora la crisi della città e su queste basi rimodella gli spazi e riformula il progetto. Si tratta di un’architettura fondata su sintassi diverse da quelle correnti.
I quadri sono momenti di riflessione, di fissaggio di concetti. Sono metafore, affermazioni, constatazioni critiche della deriva delle realtà urbane.

D. Come diventano poi architettura?
 
R. Concettualmente c’è un rapporto diretto. In termini espressivi invece c’è differenza. Nei quadri, oltre alla specificità propria, non ho gli stessi vincoli dell’architettura, si può sondare tutto con più libertà. Ecco perché li ritengo indispensabili. Molti architetti dipingono, si cimentano con altre forme artistiche oltre all’architettura, proprio perché le altre arti aiutano molto ad esprimere meglio e a mettere a fuoco la visione delle cose.
Pittura e architettura sono accomunate entrambe da un giudizio critico sul mondo. Nella progettazione architettonica oggi a guidarci non è più la fascinazione demiurgica delle certezze scaturite dalle razionalità lineari, delle geometrie elementari, dell’angolo retto, ma la consapevolezza della necessità di altri linguaggi che devono confrontarsi con le derive, con gli spaesamenti, con il caos. Sono proprio questi scenari che hanno contribuito alla genesi dell’architettura contemporanea. Pieghe, dislocazioni, correlazioni dinamiche, flussi, entrano nelle strutture dei tessuti urbani, del territorio, dei contesti geografici. E’ un’architettura che richiede un lavoro instancabile di continua ricerca, di approfondimenti, di metamorfosi, di verifiche ed ha sempre come fine la dimensione sociale, un servizio per gli uomini legato alla vita di oggi.    

D. Quali sono al momento gli sviluppi del suo lavoro di artista?

R. Prima lavoravo su tela con acrilici, oli, acquerelli. Poi sono passato alle serigrafie e agli specchi, che hanno la proprietà di registrare il movimento, la variazione della luce, il colore e quindi contribuiscono a smaterializzare, ad annullare la staticità, a far interagire le immagini del quadro con l’ambiente circostante: città, paesaggi, interni, piazze, strade, giardini.
Penso adesso ad oggetti tridimensionali pluriflettenti, più inclusivi. Sto lavorando infatti con specchi e  immagini urbane realizzati con incastri e intersezioni di piani.  Sarebbe interessante sistemarli poi in qualche piazza importante della città. La mia ricerca è orientata proprio in questa direzione.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GRECO Antonella 2007-11-09 n. 2 Novembre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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