L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Thomas van den Valentyn. Il Max Ernst Museum a Brühl

Michele Costanzo

Il Max Ernst Museum, progettato dall'architetto tedesco Thomas van den Valentyn (1), si trova a Brühl, una cittadina industriale tra Colonia e Bonn, dove è nato il famoso artista tedesco, figura chiave del Surrealismo e del Dadaismo, a cui è dedicata la nuova struttura espositiva.
Essendosi arricchita, nel corso degli anni, la collezione del museo cittadino - anche grazie al generoso contributo della locale Sparkasse - nel 2001 è stata realizzata una fondazione che ha programmato, tra le prime cose, l'individuazione di una nuova sede all'interno di un edificio storico: un padiglione tardo-neoclassico con un ampio giardino, situato in una posizione centrale rispetto all'area urbana di Brühl, vicino alla stazione e poco distante da un altro importante e storico edificio, lo Schloss Augusberg.
Il fabbricato, denominato "Brühl Pavilion", è a due piani, ed ha un impianto a corte aperta. La sua storia è singolare ed assai movimentata: sorto nel 1844 come sede di scampagnate e d'intrattenimenti, dal 1919 al 1990 sarà destinato a funzioni umanitarie - diventando ora casa per bambini abbandonati, ora casa per bambini e madri, ora ricovero per vecchi - gestite da diverse organizzazioni religiose che si succederanno nel tempo. A seguito di ciò, la sua struttura spaziale sarà, a più riprese, alterata da divisioni interne, da aggiunte esterne ed, anche, da una parziale demolizione nel corso dell'ultima guerra.
Il Comune di Brühl, avendo acquistato, nel 1994, l'immobile, alcuni anni più tardi, nel 2001, bandirà un concorso per la sua trasformazione in un museo d'arte moderna e contemporanea, che vedrà come vincitore l'architetto di Colonia.
Il progetto si compone di due parti distinte: il restauro dello storico edificio, e quindi l'eliminazione delle aggiunte, la ricostruzione delle parti mancanti, compreso il sobrio apparato decorativo dell'involucro esterno e il ripristino del suo originario colore grigio-chiaro; e la costruzione di un volume aggiuntivo interrato in corrispondenza della corte aperta, con un piccolo volume soprastante in acciaio e vetro, contraddistinto da una libera composizione di piani (verticali, orizzontali o piegati ad angolo retto) in struttura metallica, dall'effetto dinamico, tesa a sottolineare la configurazione del prisma di base, la cui duplice funzione è quella di: biglietteria e ingesso all'edificio storico, e accesso tramite scala e ascensore alla nuova sala espositiva sottostante.
La complessa articolazione del suo disegno in parte deriva da una questione assai concreta che è quella di illuminare lo spazio espositivo interrato; e questo, avviene attraverso degli inserti di lastre di vetro nella pavimentazione del cortile d'ingresso, dissimulati proprio dalla disposizione dei pannelli (di colore grigio-chiaro, analogo a quello del padiglione storico).
Tale organismo ospita la collezione Ernst, distribuita su due livelli, mentre a piano terra, nell'ala sud si trova l'amministrazione, e nell'ala nord la caffetteria e i servizi; il volume interrato ha un ampio ambiente per mostre temporanee (di mq. 500), una sala conferenze (con 340 posti) e i servizi.
Il livello del piano di calpestio esterno su cui è posta la leggera e trasparente costruzione dell'ingresso-biglietteria, è in diretta continuità con quello del piano-terra del padiglione; in questo modo esso risulta essere sollevato di circa un metro rispetto alla quota del giardino; e questa sorta di sua apparente "levitazione" lo rende -anche per il rigido disegno geometrico della pavimentazione creato dall'incrocio delle fasce di serpentino e da quello delle lastre di granito grigio-verde di Sondrio- come una superficie astratta, soprattutto per estraniante la presenza delle tre sculture di Ernst, Corps enseignant pour une école de tueurs (1967) (2). Tutto questo, si riverbera nella lettura del volume vetrato situato sopra il piano/pedana che, in questo modo, appare come una presenza dalla marcata iconicità e particolarmente definita da un forte contenuto concettuale. Si tratta di un'identità figurativa orientata lungo la linea espressiva minimale, che nettamente la distingue, in senso formale, dall'edificio storico. Da qui, parte un gioco di contrapposizioni, di confronti/esclusioni, una dialettica distintiva/associativa che punta a creare interesse, attrazione, unite ad una serie di interrogativi che l'insieme pone, provenienti dall'elaborazione del difficile (se non impossibile) rapporto/convivenza tra memoria del passato e flagranza del presente, nonché tra differenti sensibilità estetiche.
Sulla base di tali considerazioni, l'operazione progettuale di Van den Valentyn, risulta impostata in maniera consapevole, sufficientemente elaborata e approfonditamente critica. L'opportuno distacco che esiste tra il nuovo oggetto e la preesistenza riesce a proporre quella pausa di silenzio necessaria ad instaurare un equilibrato contrasto tra le due differenti figure architettoniche, il che consente ad entrambe di trarre un reciproco vantaggio di leggibilità in senso estetico/formale e di chiarezza rispetto alle problematiche che solleva.

 

Note

(1) Con la collaborazione di Seyed Mohammad Oreyzi (SM0).
(2) In particolare le tre figure sono denominate: Big Brother, Séraphine Cherubin e Séraphin le Néophite.
 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2007-11-09 n. 2 Novembre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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