L'editoriale di (h)ortus


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  Ottantatre anni ci separano da quel 1927 in cui Ludwig Hilberseimer pubblicò a Berlino il volume Großstadtarchitektur, un lavoro seminale che raccoglieva, in una visione chiara e pragmatica, la versione tedesca della città contemporanea, complementare e per certi versi opposta alla Ville radieuse. Nello stesso anno, a Stoccarda, si realizzava il quartiere sperimentale del Weissenhof, esempio paradigmatico della capacità Continua...

recensioni_verzaEsami in piazza!

Claudia Bernardini

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Sono le ore 9:00 del 13 luglio a piazza Navona, quando comincia a sentirsi la presenza di un popolo insolito, tra lo stupore e la curiosità di passanti e turisti. Studenti, professori e collaboratori allestiscono lo scenario che li vedrà impegnati nelle prossime ore: oggi esami in piazza.
Una fune, tesa tra due lampioni, taglia trasversalmente uno dei luoghi urbani tra i più famosi e celebrati. Ad essa sono appese le tavole del Laboratorio di Progettazione Architettonica di alcuni degli studenti al secondo anno, della Facoltà di Architettura Valle Giulia.
Ecco che la protesta prende forma, attraverso la forza e la suggestione dell’immagine dei disegni sospesi al vento, così come è sospesa la situazione delle università italiane.

Si protesta contro i tagli agli atenei statali e alla ricerca, contro un DDL che condanna alla povertà intellettuale la pubblica università, sottraendole i finanziamenti statali e destinando gli Enti di ricerca ad una lenta scomparsa. Nonostante le proteste di piazza e la reale minaccia da parte dei ricercatori di bloccare le lezioni per il prossimo anno, il popolo accademico non sembra ascoltato dalla Pubblica Amministrazione, quasi non esistesse.  
Quale modo migliore, allora, di una manifestazione collettiva per dare prova del lavoro reale, che si svolge quotidianamente oltre i muri delle sedi universitarie, se non attraverso degli esami di piazza?
Come una performance, per qualche ora i plastici e gli elaborati progettuali sono stati esposti all’attenzione, prima ancora che della commissione esaminatrice, di tutti coloro che passando hanno voluto prenderne parte. In più occasioni, infatti, i passanti hanno mostrato interesse, fotografando e facendo domande, sia riguardo ai contenuti degli elaborati sia rispetto al motivo della straordinaria presenza in quella sede, trovando risposta nelle spiegazioni fornite loro dai ragazzi, autori dei progetti stessi.
Gli studenti hanno sostenuto gli esami regolarmente: come fossero stati in aula, hanno discusso i loro progetti alla presenza di una commissione completa e arricchita da alcuni docenti, membri ospiti per l’occasione. Al termine della mattinata, dunque, gli esami sono stati normalmente verbalizzati.
L’intraprendenza dei professori ha trovato riscontro nell’entusiasmo degli studenti, per i quali la prova più ardua è stata forse quella di resistere alle elevate temperature capitoline.
Essendo stati affrontati, in questa sede, esami di corsi diversi, la protesta è divenuta inoltre un’esperienza diversa dalla  norma, generando un significativo momento di confronto e di crescita, sia per i ragazzi sia per i docenti, i quali hanno potuto testare la reciproca preparazione e metodologia.
Questo tipo di manifestazione si pone in continuità con iniziative dello stesso genere, intraprese anche da altre facoltà: gli esami sostenuti in piazza e nei giardini della città universitaria, di giorno e di notte, non sono il sintomo di un improvviso, generalizzato e dilagante protagonismo, ma la necessità di un immediato cambio di rotta.
Alle ore 13:00, terminati gli esami, la zona “occupata” della piazza è stata restituita alla città, così com’era qualche ora prima.



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