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Exhibiting Architecture / Il museo del XXI secolo

Esporre spazi / Produrre idee / Elaborare progetti

Redazionale

Il 9 e il 10 novembre 2009 la Fondazione MAXXI presieduta da Pio Baldi ha organizzato presso il Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma una Conferenza Internazionale, Exhibiting Architecture / Il museo del XXI secolo, ideata da Margherita Guccione direttore del MAXXI Architettura e coordinata da Maristella Casciato e Pippo Ciorra.
La conferenza rappresenta l’ultima tappa di una serie di iniziative che hanno anticipato l’evento della prossima apertura del Museo nazionale delle arti del XXI secolo che avverrà nella primavera del 2010.
Il nuovo museo intende porsi come uno spazio di confronto e di riflessione sulla cultura figurativa (e non solo) della contemporaneità. Per questa ragione guarda al ruolo svolto dal MoMA di Mew York, al Centre Pompidou di Parigi, al CCA di Montréal al FRAC di Orléans al NAi di Rotterdam come a dei punti di riferimento fondamentali per costruire la struttura organizzativa, nonché la politica culturale della propria attività.
Exhibiting Architecture ha riunito nelle due giornate di novembre una significativa compagine di critici, curatori, direttori di musei e di istituzioni d’arte e d’architettura.  
A partire dall’intervento di Barry Bergdoll (MoMA) hanno fatto seguito le relazioni di: Ole Bauman (NAi), Marie-Ange Brayer (FRAC), Dietmar Steiner (Architectur Zentrum, Wien), Mirco Zardini (CCA) , Aaron Betsky (Cincinnati Art Museum), per concludersi con altri importanti interventi tra cui quello di chiusura di Elizabeth Diller, titolare dello studio newyorkese Diller Scofidio+Renfro.
La prima giornata si è occupata, scrivono Casciato e Ciorra, del tema riguardante “la geografia e il ruolo dei musei di architettura nell’attuale quadro delle questioni legate alla disciplina, alla salvaguardia del patrimonio e alla produzione della cultura”.
La seconda giornata è stata contraddistinta da tre conferenze, di Jean Louis Cohen, Giuliana Bruno Franco Purini, il cui filo comune è stato “la necessità di ampliare  le prospettive culturali del museo d’architettura dal ruolo istituzionale a quello di negoziatore delle relazioni tra la storia e la sua rappresentazione visiva”.
La tavola rotonda che ha fatto seguito, a cui hanno partecipato, Mirko Zardini, Aaron Betsky, Sarah Ichioka, Anna Mattirolo, Anna Tonicello, Stefano Boeri, Beatriz Colomina, Mark Wigley, ha puntato a “delineare il ruolo dei differenti attori coinvolti nel processo produttivo di una mostra di architettura”, articolato secondo una molteplicità di modalità espositive.
Come osserva Fulvio Irace, è cosa estremamente complessa individuare una specifica tipologia di “museo d’architettura”. Nonostante gli effetti della globalizzazione che ha esercitato (e continua ad esercitare) la sua influenza in vari campi, da quello politico a quello economico, da quello sociale al culturale, “i poli dell’attuale network internazionale portano tracce evidenti delle loro specifiche storie e delle diversità culturali e di sensibilità sociale dei contesti d’origine”.
Un museo, nota ancora Irace, “persegue una missione che non può essere definita in astratto, ma riflette in qualche misura i radicamenti in un territorio intellettuale che definisce in generale l’attitudine di una società verso l’ambiente”.

Note

(1) Fulvio Irace, Summit di direttori, «Il Sole 24 Ore», domenica 15 novembre 2009.

Invito

 
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