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Beyond Media 2009. Visions

Redazionale

La nona edizione di “Beyond Media” Visions (9/17 luglio), curata da Marco Brizzi si è conclusa con successo, come l’affluenza e l’interesse del pubblico, nonché le ottime critiche della stampa specializzata testimoniano.



La manifestazione è stata allestita all’interno dei coinvolgenti spazi della Stazione Leopolda di Firenze, pervasi dal sottile fascino che è in grado di trasmettere una struttura ex industriale per la sua vastità e, quasi come logico contrasto, per le possibilità che spesso fornisce di allestire interventi, discreti, allusivi, minimali.
La singolarità di questa costruzione sta, dunque, nella prevalenza del senso del vuoto e della grande dimensione che attrae e, contemporaneamente, stordisce chi entra.
L’edificio è stato il contenitore di un evento culturale composito consistente in una mostra di progetti di architettura ed in una serie di, simposi, video (presentati secondo un preciso calendario) ed altre sollecitazioni intellettuali.
La visione complessiva, che ha inteso proporre la mostra/evento, è stata quella di tracciare un profilo possibile dell’architettura del prossimo futuro. E, dunque, l’intento dell’iniziativa è stato quello di analizzare le molteplici sfaccettature che offre sul piano estetico/culturale il rapporto tra progetto e universo dei media.
Come afferma Brizzi: “L’architettura contemporanea sembra aver perso, negli ultimi anni, la capacità di ricercare visioni ampie, di raccogliere in uno sguardo esteso la complessità dei fenomeni di trasformazione dell’ambiente abitato, di guidare il pensiero e la coscienza aldilà di quello che è consueto, empirico, visibile. Le immagini dell’architettura, la loro massiva produzione e il loro consumo hanno avuto come diretta conseguenza, negli ultimi anni, una maggiore vicinanza del pubblico alla progettualità mondiale. Ma, al contempo, hanno realizzato una modificazione nel modo di pensare l’architettura e inciso sulla capacità e sull’opportunità di realizzare visioni, e quindi teorie, radicate nel nostro tempo, ma aperte verso nuovi possibili scenari”.
Negli anni passati il progetto era stato messo a confronto con le nuove e mutevoli condizioni derivate dalla pubblicità - intimità (Intimacy 2003), poi sulle forme di scrittura che accompagnano il suo sviluppo in senso teorico (Script 2005). Con Visions il festival “Beyond Media” ha inteso soffermarsi sulla questione della rappresentazione del progetto e, più in generale, sull’idea della figurazione. Temi, a un tempo, teorici e concreti da cui è stato possibile estrarre, secondo gli intenti degli organizzatori, delle indicazioni sulla realtà in divenire. Anche perché, in questa mostra/evento sono stati invitati a partecipare con le loro opere, con le loro idee, numerosi progettisti, teorici, un po’ da tutto il mondo e studiosi attenti alle trasformazioni del modo di pensare, rappresentare, realizzare, vivere la nuova architettura.



La sequenza dei video presentati che hanno interessato diversi studi noti in campo nazionale e internazionale sono stati curati da Paola Ricco. E, le personalità invitate ai diversi simposi, scelte con estrema cura, sono stati curati da Pietro Valle.
La mostra “Spot on Schools”, a cura di Paola Giaconia, ha presentato numerose scuole di architettura: dalla Grecia a Taiwan, dagli USA alla Svizzera, alla Spagna, all’Italia, al Canada. L’obiettivo è stato quello di porre in evidenza le diverse linee di ricerca all’interno della didattica architettonica. La mostra “Urban Visions”, a cura di Michele Bonino, ha inteso porre all’attenzione del pubblico “la capacità di visione che alcune città hanno saputo mettere in campo”. Le città selezionate, sono: Helsinki, Milano, Saragozza, Medellin, Belgrado, Torino, New Orleans, Parigi, Mumbai, Bologna.

VIDEO CONTEST

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SPOT ON SCHOOLS

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URBAN VISIONS

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Infine, sono da segnalare due workshop dedicati ai bambini, a cura di Jorge Raedó ed Eva Serrats: “Ser Pippo ed il  quadrato magico” e “¿Què és Arquitectura?”, i cui risultati saranno messi in mostra alla Stazione Leopolda alla fine della manifestazione.
E’ chiaro che dalle manifestazioni architettoniche/artistiche, a partire dal festival fiorentino, variamente distribuite nei paesi occidentali (e non solo), contrariamente a quello che si potrebbe credere, non si possono ottenere immediate risposte agli ansiosi interrogativi che i giovani e meno giovani intellettuali si pongono. Si potrebbe aggiungere, piuttosto, che sono proprio esse a creare, a porre degli interrogativi; in quanto, la loro vera funzione è quella di risvegliare l’attenzione del pubblico sulla realtà in trasformazione, di indurre alla riflessione su molteplici temi e, in definitiva, produrre e diffondere conoscenza. Tutto questo, avviene attraverso modalità che sempre più tendono a comunicare idee in forma sensibile, ossia attraverso un procedimento para-spettacolare che investe, prima dell’intelletto, i sensi creando come subitanea risposta o come repentino riflesso comunicativo, stupore, coinvolgimento emotivo. E’ solo dopo, passato il tempo necessario, ricordando la manifestazione (in forma più o meno inconscia), metabolizzando tutto quello che è andato depositandosi sulla gelatina della memoria, che l’esperienza silenziosamente riemerge e guida la riflessione verso nuove direzioni, verso territori che attendono di essere esplorati, manifestando in questo modo indiretto la necessità di averla, sotto qualche forma, vissuta.

www.beyondmedia.it

 
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