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Ortus Artis 2006 International Design Competition: dal concorso all’opera
Certosa di Padula, Salerno
Alfonso Giancotti
Nel mese di settembre scorso, nella Certosa di San Lorenzo a Padula, si è tenuta una manifestazione di arte contemporanea dal titolo Ortus Artis e Fresco Bosco, ideata e curata da Achille Bonito Oliva.
La Certosa di San Lorenzo, edificata a partire dal 1300 e investita da un processo di restauro avviato nel 1982 da parte della Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Avellino, occupa un’area complessiva di oltre 50'000 mq ed è stato dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità a partire dal 1998.
Questo recente evento, di fatto, altro non rappresenta che una nuova tappa del programma Le opere e i giorni che ha permesso a oltre cento artisti, nell’arco degli ultimi tre anni, di esporre le proprie opere al fine di comporre di un vero e proprio museo di arte contemporanea all’interno del complesso architettonico della Certosa.
All’interno del programma di valorizzazione degli spazi della Certosa, inoltre, sono state promosse a partire dal 2003 una serie di iniziative che hanno interessato il tema dell’architettura del paesaggio attraverso il ridisegno dell’hortus conclusus di pertinenza delle celle monastiche della certosa.
Negli anni 2003 e 2004 sono stati invitati 10 paesaggisti di fama internazionale, tra cui il tedesco Stefan Tischer e lo studio olandese West 8, per il progetto, cui ha fatto seguito la realizzazione, del recupero di alcuni di questi spazi all’aperto, mentre altri ancora sono il frutto di attività di workshop condotti con studenti universitari.
Nel 2006, la stessa soprintendenza di Salerno e Avellino, in accordo con il curatore Bonito Oliva, ha promosso un concorso internazionale di architettura in forma aperta per il disegno, finalizzato alla realizzazione (per un importo massimo dei lavori di 25milaeuro) del giardino della cella n.25, un rettangolo delle dimensioni di 12 metri per 29 metri per una superficie complessiva di circa 400mq, accessibile dal cortile principale dell’impianto certosino.
Al concorso sono state presentate quasi 200 proposte tra i quali la giuria, presieduta da Achille Bonito Oliva, ha selezionato quella dello studio Archi-Pelagus, composto dagli architetti Simone Ferretti, Stylianos Kountalis e Tiziana Pescosolido.
Una risposta eccezionale, a fronte di una procedura che, caso quasi unico che raro nel nostro paese, ha condotto in breve alla realizzazione della proposta, la cui inaugurazione è avvenuta proprio all’interno dell’evento Ortus Artis e Fresco Bosco.
Il progetto intende misurare lo spazio dell’hortus conclusus attraverso l’individuazione di elementi di forma circolare disposti sulla superficie del giardino, la cui morfologia risulta rimodellata al fine di segnalarne la giacitura.
Queste superfici artificiali, che si propongono di dialogare con quella naturale del giardino sono in realtà superfici riflettenti che concorrono al disegno di un’immagine fortemente suggestiva quanto essenziale, che permette allo spazio “riconfigurato “ di suggerire un invito alla riflessione.
Per meglio descrivere l’obiettivo dei progettisti è opportuno, a parere di chi scrive, rimandare direttamente ad alcune considerazioni contenute nel testo che ha accompagnato la proposta in sede di concorso:
“… Ci s'immerge in un deserto-eremo, scevro da superflue contaminazioni. Partendo dalla propria immagine, l'uomo s'interroga sull'esistenza, spogliandosi del sé per un contatto diretto con gli elementi primordiali: la terra, simbolo di materia e fertilità, e il cielo, simbolo dello spirito divino. Gli specchi sono gocce cadute dal cielo, distillato del divino, oasi cui l'uomo può attingere scegliendo se rimanere in superficie o procedere in profondità. L'invito è disegnare un percorso che, in bilico tra uno specchio e l’altro, attraversi i gradi principali dell'atto cognitivo (conoscenza dell'altro da sé, conoscenza del sé, consapevolezza della condizione umana), fino a misurare la propria anima rispetto al cielo. Sullo sfondo i cipressi, creando uno stacco paesaggistico fra il giardino/individuo e il paese/collettività, simboleggiano l'anelito a trascendere la dimensione materiale, innalzandosi verso il cielo/spirito.”
Sotto il profilo tecnico la realizzazione ha preso avvio mediante la posa di cilindri di contenimento del terreno, deputati a delimitare l’area riservata agli specchi che sono stati realizzati con elementi in acciaio inox provvisti di idoneo bordo perimetrale per l’alloggiamento dell’impianto di irrigazione e , contestualmente, dei corpi illuminanti.
Il terreno è stato modellato mediante l’uso di una geogriglia in polipropilene, in grado di supportare la posa dello strato di terra di coltivo miscelato a lapillo a granulometria fine e il soprastante strato di prato in zolle, della specie cynodon dactylon x traansvalensis che si segnala per la sua peculiare colorazione verde e grigia.
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