L'editoriale di (h)ortus


fagiolini.jpg
«Architetto chiamerò colui che con metodo sicuro e perfetto sappia progettare razionalmente e realizzare praticamente, attraverso lo spostamento dei pesi e mediante la riunione dei corpi, opere che nel modo migliore si adattino ai più importanti bisogni dell’uomo».Se il mio condirettore Alfonso Giancotti si rivolge, nei momenti critici del ragionamento, agli scritti di Maurizio Sacripanti, io non posso che ritornare col pensiero al più grande libro che mai sia stato scritto Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

recensioni_verzaLuca Reale (a cura di)

La città compatta

Sperimentazioni contemporanee sull'isolato urbano europeo

Massimo Dicecca

citt_compattaSergej Ejzenstejn, regista magistrale e pioniere della sperimentazione nel campo del montaggio cinematografico, così scriveva nel 1929: «Non è questo forse il procedimento dell'ideogramma che combina l'immagine indipendente della “bocca” e il simbolo dissociato del “bambino” per dare il significato di “strillo”? Non è questo esattamente quello che facciamo noi cineasti nel tempo, come Sharaku nella simultaneità, quando creiamo una mostruosa sproporzione tra le parti d'un fatto che si svolge normalmente, smembrandolo di colpo in “un primo piano di mani che si torcono”, in “piani medi di lotta”, e “primissimi piani di occhi sbarrati”, disintegrando col montaggio il fatto su piani diversi?» (1).


Erano le basi del cosiddetto jumpcut, termine che poi è stato preso in prestito dalla materia urbanistica per indicare un fenomeno che proprio in quegli anni conosceva il suo stato larvale. Coeva è difatti la pubblicazione di Urbanisme e Vers une Architecture, testi nei quali Le Corbusier ebbe modo di teorizzare la sua definitiva scomunica della rue corridor a favore di un modello di città in cui volumi edilizi salubri ed efficienti “scordano” il rapporto con la strada e “stanno” nello spazio, rovesciandone le gerarchie che lo connotavano negli insediamenti compatti.
Richard Ingersoll si diverte nel creare un fotomontaggio in cui un’automobile è inserita nella “scena tragica” di Sebastiano Serlio (2), valutandone il corto circuito che questa semplice azione innesca, per il quale la prospettiva della scena fissa viene snaturata e lo spazio di facciate, piazze e vicoli rifiuta questa scomoda ingerenza.
Molto più a suo agio si trova invece l’auto nelle bretelle, nelle tangenziali, nelle circonvallazioni, in queste infrastrutture di “decompressione” centrifuga del traffico veicolare, pellicola di asfalto ai lati della quale lo sprawl si manifesta in tutta la sua “allucinata normalità” (3), per dirla alla Koolhaas: il ritmo che prima era serrato e costante diventa sincopato e “sedato”, le enclavi residenziali, commerciali o di qualsiasi altra funzione, risucchiano e rigettano il vuoto urbano contribuendo alla dispersione di ogni presunta logica misuratrice. L’impressione è che la città diffusa, la città generica o in qualunque altro modo la si voglia chiamare, smarrisca identità man mano che la sua densità si fa più rarefatta, secondo meccanismi per i quali la memoria della città che fu si perde tra i volumi figli delle teorie del Moderno e la parcellizzazione privata e selvaggia del territorio suburbano.
La direzione che buona parte degli studi sul tema urbano ha intrapreso ormai da trent’anni a questa parte punta dunque a restituire consistenza teorica e fisica agli insediamenti, nella nuova costruzione come negli interventi sull’esistente; la densità, oltre che presupposto fondamentale, diventa anche strumento progettuale con il quale garantire sostenibilità alle dinamiche di crescita di popolazione urbana che non accennano a diminuire. L’isolato allora si presenta come il “dispositivo urbatettonico” (4) elementare, come cellula costitutiva base attorno alla quale concentrare gli sforzi di ricerca dati la sua persistenza nella forma urbana e in definitiva il suo successo storicamente comprovato rispetto ad altre strutture di insediamento.
La città compatta. Sperimentazioni contemporanee sull’isolato urbano europeo, volume a cura di Luca Reale, supportato dai contributi di un gruppo di ricercatori e dottori di ricerca della Facoltà di Architettura della Sapienza di Roma, scandaglia appunto questo terreno fertile, declinando con completezza la questione sotto svariati punti di vista. Occorre innanzitutto premettere che si tratta di un libro agevolmente consultabile, i cui saggi dei diversi studiosi (distribuiti nei tre macrotemi: 1) l’impianto urbano: isolato come cellula costitutiva della città europea, 2) la differente struttura del blocco: ricerca morfologica della struttura dell’isolato, 3) isolato, strada, spazi interni, alloggio: sperimentazione tipologica e distributiva) possono anche essere consultati dal lettore in ordine sparso, data la sintetica esaustività dell’argomento da ciascuno affrontato, sostanziata da continui riferimenti a casi studio effettivamente realizzati.  
Passa per l’esperienza pilota dell’IBA di Berlino, attraverso la progettazione delle nuove centralità di Roma, nella consolidata tradizione di progettazione urbana olandese, per la continuità morfologica dei blocchi di Barcellona, la storia della rinascita dell’isolato raccontata e indagata in questo libro.
Vengono dunque sondate tutte le possibili logiche che stanno dietro alla scelta dell’isolato come soluzione coerente alle nuove dinamiche e problematiche che il “fare città” presenta: scopo ultimo della pubblicazione è «l’individuazione di criteri e prospettive dell’edificazione ad isolati, cercando di coglierne gli aspetti urbani ed architettonici come pure le implicazioni tipologiche e di caratterizzazione dello spazio interno al blocco edilizio» (5). Scopo del tutto raggiunto, grazie ad un’analisi dell’isolato che tocca la sua evoluzione storica, il suo rappresentare l’anello di congiunzione tra la scala urbana e quella dell’alloggio e tra spazio pubblico e privato, il suo rapporto variamente strutturato con la strada, la predisposizione che ha a contenere nel suo volume funzioni diverse, tipologie ibride e flessibili, e non ultima la “familiarità antropologica” che la sua morfologia emana per chi abita nel continente europeo. Più che Ejzenstejn (per chiudere il cerchio) in definitiva il modello potrebbe essere Tarkowskij, con i suoi magnifici, lunghi e calibrati piani sequenza nei quali l’identità e la storia di un popolo possano ritrovarsi.

 

Note

(1) Ejzenstejn S.M., La forma cinematografica, Piccola Biblioteca Einaudi, 2003
(2) Ingersoll R., Sprawltown, Meltemi, 2006
(3) Koolhaas R., Junkspace, Quodlibet, 2006
(4) Todaro B., prefazione a La città compatta. Sperimentazioni contemporanee sull’isolato urbano europeo, Gangemi, 2012
(5) Reale L. (a cura di), La città compatta. Sperimentazioni contemporanee sull’isolato urbano europeo, Gangemi , 2012

Autore Luca Reale (a cura di)
Titolo La città compatta
Editore Gangemi
Città Roma
Anno 2012
Pagine 224
Prezzo € 22
ISBN 9788849223224

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DICECCA Massimo
2012-05-21 n. 56 Maggio 2012
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack