L'editoriale di (h)ortus


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Ai lettori più assidui di (h)ortus non sarà sfuggito come, a fronte di una costante pubblicazione di saggi, progetti e recensioni all’interno della rivista nonché di testi della collana che di questa rivista è parte integrante – gli (h)ortusbooks – si assista a un progressivo diradamento degli editoriali che fino a qualche tempo fa accompagnavano mensilmente il percorso della rivista, cercando di circoscrivere ambiti di riflessione intorno ai quali i contribuiti provavano a Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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recensioni_verzaGlobal Service Jam Roma 2012

"Doing not talking!"

Federica Fava

service_jam“Doing not talking!” É la frase che rimbomba costantemente durante le 48 ore di progettazione che si sono svolte nella sede delle Officine Libetta dal 24 al 26 febbraio a Roma, dove si è svolta la seconda edizione della Global Service Jam.“Doing not talking!”, approccio molto anglosassone e poco italiano, sembra il mantra necessario a svelare il segreto del successo delle numerose pratiche collaborative che sempre più velocemente si stanno affermando in Italia come all’estero; la pratica del fare, non da sé ma rigorosamente insieme, oltre ad essere un modo per abbattere la barriera della solitudine umana globale si propone anche come metodo concreto capace di inserirsi nei processi di problem solving


Uno degli obiettivi degli organizzatori dell’evento è infatti è quello di rendere il Co-Design una pratica diffusa per scelte partecipate sul territorio di Roma, offrendo con queste giornate una serie di esempi concreti per indicarne così il funzionamento reale.
Da Tokyo, passando per Tehran per finire a San Francisco, in 80 paesi si procede aprendo la busta che contiene il topic della Jam sul quale le squadre partecipanti dovranno unire le loro capacità per elaborare il progetto che, dopo sole 48 ore, dovrà essere caricato sul sito internazionale che le raccoglie in creative common.
Idden treasures è il rompicapo sul quale dopo un breve brainstorming buttare le prime idee, intorno alle quali si andranno a formare le 7 squadre con il compito di svilupparle. Una marmellata di studenti, architetti, grafici, designer, psicologi e immancabili esperti in applicazioni web si uniscono per affrontare con metodi e conoscenze tanto diverse un tema comune, supportati da esperti mentor che accompagnano tutto il processo in maniera assolutamente originale; divertirsi è infatti uno delle raccomandazioni fondamentali per ottenere un buon risultato della Jam.
Ma che cosa è il service design? Nel passaggio dall’economia di mercato a quella delle reti, si sviluppa una particolare condizione dove beni e servizi diventano quasi inseparabili; in questa trasformazione che caratterizza la nostra epoca, le relazioni assumono un ruolo centrale mettendo in crisi il concetto stesso di proprietà privata. Più che “possedere” diventa importante accedere a un determinato bene ed è per questo che Jeremy Rifkin definisce la nostra epoca come l’era dell’accesso. La progettazione dei servizi diventa dunque una sorta di backbone che sostiene un’ampia gamma di ambiti rappresentando una pratica sempre più diffusa; grazie alla sua applicazione nella città, crescono le smart city insieme alle ricerche rivolte allo studio di internet delle cose, tese a migliorare le relazioni tra le persone, le infrastrutture e la città stessa. Progettare un servizio significa quindi abbracciare un processo vasto che necessita di un metodo preciso e chiaro per arrivare tutti, tra piccoli e grandi litigi e poche ore di sonno, al prototipo da presentare nella giornata conclusiva; un elevator pitch per chiarire prima di tutto per chi e per che cosa si sviluppa il servizio, un customer journey per indicare tutti gli step che interessano il processo e le personas – come un personaggio di un romanzo verso il quale il primo dovere è “affezionarsi” – fotografia di un ipotetico cliente del servizio. Strumenti che con professionalità e allegria vengono presentati dai mentor che, nei loro diversi ambiti di lavoro, accompagnano i progettisti in questa avventura svolgendo un cruciale ruolo di guida quanto di facilitatori di relazioni tra i numerosi e spesso sconosciuti membri delle squadre.
Quello che più colpisce soprattutto chi, cresciuto in una facoltà di architettura quindi già abbondantemente forgiato dalla difficile pratica del lavoro comune, è infatti prima di tutto l’atmosfera che accompagna l’intero evento. Ogni fase inizia con una sorta di “rito magico” per rompere la tensione che sempre cresce con il processo creativo; sbloccare i momenti di stasi estraendo a caso una nudge cards, seguirne le indicazioni, sbagliare, prendersi poco sul serio e ricominciare, uscire dal laboratorio, parlare in strada con le persone del proprio progetto, improvvisare una sorta di danza tribale per dare inizio al lavoro, sono solo alcuni degli espedienti a cavallo tra il gioco e l’improvvisazione teatrale, capaci di realizzare un’atmosfera dinamica e divertente nonostante il ritmo serrato necessariamente imposto dal breve tempo a disposizione.
Al di là dei risultati finali, che non sempre propongono soluzioni interessanti, usciti dalle Officine Libetta dopo l’ultimo buffet rimane prima di tutto viva l’esperienza del Co-Design che, allungando un po’ gli orari e provocando anche i più timidi, si presenta come un modo alternativo quanto civile del fare ma anche dell’imparare insieme. Viene allora spontaneo domandarsi come sarebbe l’università se solo poche ore di questa pratica fossero inserite come dei virus nei suoi spazi perché forse, proprio aprendosi a nuove pratiche di collaborazione sarebbe più facile scoprire quelli che sono i tesori nascosti più preziosi, su cui tutti nella Jam questa volta concordano, cioè quelli umani.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
FAVA Federica 20112-04-26 n. 55 Aprile 2012
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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