L'editoriale di (h)ortus
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Lo spessore della cittàLa ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi. Continua... |
Rassegna stampa
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Alcuni soggetti della pittura cézanniana, soprattutto quelli dedicati alle geometrie degli scavi alle falde della Montagne Sainte-Victoire, saranno così l’ideale supporto per la configurazione della struttura teatrale, intesa come una successione di strati geologici. Non a caso, essa appare come una specie di montagna di pietra, in cui non risulta più essere così importante la nozione di interno e quella di esterno quanto, piuttosto, la possibilità di esplorazione dei suoi volumi sovrapposti. «Un terreno pietrificato, dunque, su cui la gente di Aix può camminare, salire sino alla cima, da cui si può guardare, sopra la città, la Montagne Sainte-Victoire» (2). Un primo importante obiettivo di tale operazione è, dunque, quello di avvicinarsi il più possibile al paesaggio della grande pittura cézanniana. E questo, perché, traendo esperienza dalla costruzione pittorica del grande artista provenzale, un’architettura, «[...] deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, in quel luogo e per il mondo, come avesse da sempre fatto parte di quel paesaggio divenendo intimamente parte necessaria alla sua definizione, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue trasformazioni» (3). Una seconda finalità, che Gregotti prende in considerazione in questa rilettura cézanniana, è l’attenzione al pensiero teorico dell’artista, come appare, seppure in forma non organica, nella raccolta delle lettere agli amici (Pissarro, Bernard, Gasquet, Chocquet ed altri) e al figlio. Dove, in alcuni passaggi, tocca dei fondamentali assunti dell’arte: la composizione, l’ordine geometrico che la sorregge, il gioco dei volumi, la luce ed anche il concetto di verità di cui scrive, in una lettera all’amico Émile Bernard (del 1905) - “Je vous dois la vérité en peinture et je vous la dirai” (4) - attardandosi a delineare la sua visione/interpretazione dell’arduo soggetto. Un tema, quello della verità, nei confronti del quale Gregotti risulta essere particolarmente interessato (5); stimolato, peraltro, da uno scritto di Jacques Derrida, intitolato La vérité en peinture (1978), in cui il filosofo francese si sofferma a ragionare sulla frase cézanniana proponendone quattro diverse interpretazioni. Quattro fondamentali questioni apparentemente legate al fare artistico, ma che, osserva l’architetto, se rilette in un’adeguata prospettiva potrebbero «[...] essere utilmente applicate anche agli interrogativi intorno all’architettura: specie a quella dei nostri anni» (6). Dalla personalità di Cézanne, dal suo pensiero e dalla sua visione della realtà, Gregotti cerca di trarre delle risposte ancora spendibili, sia nell’impegno artistico che in quello progettuale, utili, soprattutto, a rileggere le ragioni e il senso del tormentato e intricato cammino dell’architettura contemporanea. La ‘verità’ (in pittura) che Gregotti traspone nel diverso contesto dell’architettura è, dunque, una questione cruciale a cui, attraverso le pagine del libro L’architettura di Cézanne, cerca di trovare una risposta che consenta di individuare il senso della realtà presente. «Non inganni il riferimento alle arti visive: la relazione che penso di poter stabilire», scrive Gregotti, «tra la pittura di Cézanne e l’architettura non appartiene né alle somiglianze formali, né alla storia della rappresentazione. Si tratta piuttosto della tensione verso la scoperta dei principi che fondano le geologie dei materiali per mezzo dei quali tali principi sono restituiti: nella pittura del quadro e nel costruito dell’architettura» (7). Il percorso progettuale del nuovo teatro lirico della città di Aix-en-Provance prende le mosse, dunque, dalla condizione determinata dalla sistemazione di un’area urbana - realizzata negli anni Novanta, dello scorso secolo, da MBM Arquitectes (Martorell, Bohigas, Mackay) - che è quella di un vasto spazio, attiguo al centro storico, e contraddistinto da una forte differenza di quota, determinata dalla copertura della ferrovia che passa radente al sito del progetto. L’intervento utilizza i dislivelli tra il piano della rotonda di accesso esterno alla città, quello della copertura ferroviaria e, infine, del Cours Mirabeu, dominati, in lontananza, dalla mole della Montagne Sainte-Victoire: soggetto ricorrente, come si è già accennato, nei dipinti di Cézanne e riferimento costante nello svolgimento del progetto gregottiano. Più precisamente, l’idea progettuale punta a far coincidere la complessità di un teatro musicale moderno con le caratteristiche del terreno, che in questo caso ha la prerogativa di frammento di paesaggio artificiale, di cui la costruzione, in un certo senso, si appropria per diventare essa stessa un importante fatto urbano per la città provenzale. Le coperture dei vari piani, a seguito di ciò, offrendosi alla percorribilità totale si presentano come dei luoghi pubblici. La figura architettonica si compone di una sequenza di volumi circolari sovrapposti, in maniera apparentemente libera - ma, in realtà, controllata come una natura morta cézanniana - utilizzabili anche come luoghi per spettacoli all’aperto. Due rampe pedonali sono poste in successione lineare, ma a quote diverse, con la duplice funzione di creare un collegamento diretto tra i piani ed un asse visivo (che corrisponde ad un reale percorso) che va a raccordarsi con il viale pedonale che conduce a Place de Gaulle. Un insieme paesaggistico che è sottolineato dall’unità del materiale di rivestimento in pietra, dal suo trattamento tramite lastre tagliate a spacco, poste in opera in modo da creare una superficie scabra come certi dipinti cézanniani che hanno per soggetto le cave. Lo spazio circolare del cortile d’ingresso (di mq. 700), in particolare, avendo i vani d’accesso predisposti per essere chiusi da porte metalliche, si propone come un suggestivo ambiente per il teatro e per la musica all’aperto, con la possibilità di essere temporaneamente coperto da tende in teflon. La sommità del teatro è dominata dal volume della torre scenica; sulla sua copertura è stato realizzato un ristorante/caffetteria con un’ampia terrazza panoramica, alberata. La sala teatrale, all’interno è concepita in modo da adattarsi a diverse forme di rappresentazione. La platea può ospitare 900 spettatori e la galleria organizzata su tre ordini sovrapposti ne può contenere 400. Il nuovo teatro, destinato ad accogliere prevalentemente spettacoli di opera lirica e musica classica, sarà anche sede della stagione musicale cittadina, e dell’annuale festival che si svolge ad Aix-en-Provence. Note (1) Vittorio Gregotti, L’architettura di Cézanne, Skira, Milano 2011, p. 44. (2) Ivi. (3) Ibidem, p. 55. (4) La frase di Paul Cézanne è tratta da, Vittorio Gregotti, Le scarpe di Van Gogh, Einaudi, Torino 1994, p. 3. (5) Il tema della ‘verità’ in pittura e in architettura è stato già affrontato da Vittorio Gregotti nel libro, Le scarpe di van Gogh ed anche nel volume, recentemente pubblicato, Incertezze e simulazioni. Architettura tra moderno e contemporaneo. (6) Vittorio Gregotti, L’architettura di Cézanne, op. cit., p. 9. (7) Ibidem, pp. 47-48.
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Vittorio Gregotti. Il teatro lirico di Aix-en-Provence
Il progetto del teatro lirico di Aix-en-Provence (2003-2007) ha fornito l’occasione a Vittorio Gregotti di tornare a riflettere su un tema a lui assai caro, quello della pittura di Paul Cézanne, figura rappresentativa della città provenzale.








