L'editoriale di (h)ortus


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«Architetto chiamerò colui che con metodo sicuro e perfetto sappia progettare razionalmente e realizzare praticamente, attraverso lo spostamento dei pesi e mediante la riunione dei corpi, opere che nel modo migliore si adattino ai più importanti bisogni dell’uomo».Se il mio condirettore Alfonso Giancotti si rivolge, nei momenti critici del ragionamento, agli scritti di Maurizio Sacripanti, io non posso che ritornare col pensiero al più grande libro che mai sia stato scritto Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaVittorio Gregotti. Il teatro lirico di Aix-en-Provence

Michele Costanzo

gregotti_tIl progetto del teatro lirico di Aix-en-Provence (2003-2007) ha fornito l’occasione a Vittorio Gregotti di tornare a riflettere su un tema a lui assai caro, quello della pittura di Paul Cézanne, figura rappresentativa della città provenzale.
L’interesse per l’opera dell’artista, scrive Gregotti nel suo libro L’architettura di Cézanne (2011), lo ha indotto, per un verso, ad intraprendere una rilettura della sua pittura, con un’attenzione del tutto diversa dai suoi studi precedenti, rivisitando «[...] i luoghi dei suoi paesaggi, delle montagne e delle cave [...], rivelatrici degli strati della natura da lui dipinti» (1) e, per l’altro, a considerare i suoi lavori come punti di riferimento, di tipo concettuale, di un percorso critico e ideativo indirizzato a raggiungere l’impostazione dell’approccio progettuale e successivamente la definizione dei suoi più specifici caratteri di edificio pubblico, sia come spazio specialistico della musica, che come luogo urbano aperto alla libera fruizione.


Alcuni soggetti della pittura cézanniana, soprattutto quelli dedicati alle geometrie degli scavi alle falde della Montagne Sainte-Victoire, saranno così l’ideale supporto per la configurazione della struttura teatrale, intesa come una successione di strati geologici. Non a caso, essa appare come una specie di montagna di pietra, in cui non risulta più essere così importante la nozione di interno e quella di esterno quanto, piuttosto, la possibilità di esplorazione dei suoi volumi sovrapposti. «Un terreno pietrificato, dunque, su cui la gente di Aix può camminare, salire sino alla cima, da cui si può guardare, sopra la città, la Montagne Sainte-Victoire» (2).
Un primo importante obiettivo di tale operazione è, dunque, quello di avvicinarsi il più possibile al paesaggio della grande pittura cézanniana. E questo, perché, traendo esperienza dalla costruzione pittorica del grande artista provenzale, un’architettura, «[...] deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, in quel luogo e per il mondo, come avesse da sempre fatto parte di quel paesaggio divenendo intimamente parte necessaria alla sua definizione, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue trasformazioni» (3).

Una seconda finalità, che Gregotti prende in considerazione in questa rilettura cézanniana, è l’attenzione al pensiero teorico dell’artista, come appare, seppure in forma non organica, nella raccolta delle lettere agli amici (Pissarro, Bernard, Gasquet, Chocquet ed altri) e al figlio. Dove, in alcuni passaggi, tocca dei fondamentali assunti dell’arte: la composizione, l’ordine geometrico che la sorregge, il gioco dei volumi, la luce ed anche il concetto di verità di cui scrive, in una lettera all’amico Émile Bernard (del 1905) - “Je vous dois la vérité en peinture et je vous la dirai” (4) - attardandosi a delineare la sua visione/interpretazione dell’arduo soggetto.
Un tema, quello della verità, nei confronti del quale Gregotti risulta essere particolarmente interessato (5); stimolato, peraltro, da uno scritto di Jacques Derrida, intitolato La vérité en peinture (1978), in cui il filosofo francese si sofferma a ragionare sulla frase cézanniana proponendone quattro diverse interpretazioni. Quattro fondamentali questioni apparentemente legate al fare artistico, ma che, osserva l’architetto, se rilette in un’adeguata prospettiva potrebbero «[...] essere utilmente applicate anche agli interrogativi intorno all’architettura: specie a quella dei nostri anni» (6).
Dalla personalità di Cézanne, dal suo pensiero e dalla sua visione della realtà, Gregotti cerca di trarre delle risposte ancora spendibili, sia nell’impegno artistico che in quello progettuale, utili, soprattutto, a rileggere le ragioni e il senso del tormentato e intricato cammino dell’architettura contemporanea.
La ‘verità’ (in pittura) che Gregotti traspone nel diverso contesto dell’architettura è, dunque, una questione cruciale a cui, attraverso le pagine del libro L’architettura di Cézanne, cerca di trovare una risposta che consenta di individuare il senso della realtà presente. «Non inganni il riferimento alle arti visive: la relazione che penso di poter stabilire», scrive Gregotti, «tra la pittura di Cézanne e l’architettura non appartiene né alle somiglianze formali, né alla storia della rappresentazione. Si tratta piuttosto della tensione verso la scoperta dei principi che fondano le geologie dei materiali per mezzo dei quali tali principi sono restituiti: nella pittura del quadro e nel costruito dell’architettura» (7).

Il percorso progettuale del nuovo teatro lirico della città di Aix-en-Provance prende le mosse, dunque, dalla condizione determinata dalla sistemazione di un’area urbana - realizzata negli anni Novanta, dello scorso secolo, da MBM Arquitectes (Martorell, Bohigas, Mackay) - che è quella di un vasto spazio, attiguo al centro storico, e contraddistinto da una forte differenza di quota, determinata dalla copertura della ferrovia che passa radente al sito del progetto.
L’intervento utilizza i dislivelli tra il piano della rotonda di accesso esterno alla città, quello della copertura ferroviaria e, infine, del Cours Mirabeu, dominati, in lontananza, dalla mole della Montagne Sainte-Victoire: soggetto ricorrente, come si è già accennato, nei dipinti di Cézanne e riferimento costante nello svolgimento del progetto gregottiano. Più precisamente, l’idea progettuale punta a far coincidere la complessità di un teatro musicale moderno con le caratteristiche del terreno, che in questo caso ha la prerogativa di frammento di paesaggio artificiale, di cui la costruzione, in un certo senso, si appropria per diventare essa stessa un importante fatto urbano per la città provenzale. Le coperture dei vari piani, a seguito di ciò, offrendosi alla percorribilità totale si presentano come dei luoghi pubblici.

La figura architettonica si compone di una sequenza di volumi circolari sovrapposti, in maniera apparentemente libera - ma, in realtà, controllata come una natura morta cézanniana - utilizzabili anche come luoghi per spettacoli all’aperto. Due rampe pedonali sono poste in successione lineare, ma a quote diverse, con la duplice funzione di creare un collegamento diretto tra i piani ed un asse visivo (che corrisponde ad un reale percorso) che va a raccordarsi con il viale pedonale che conduce a Place de Gaulle. Un insieme paesaggistico che è sottolineato dall’unità del materiale di rivestimento in pietra, dal suo trattamento tramite lastre tagliate a spacco, poste in opera in modo da creare una superficie scabra come certi dipinti cézanniani che hanno per soggetto le cave.
Lo spazio circolare del cortile d’ingresso (di mq. 700), in particolare, avendo i vani d’accesso predisposti per essere chiusi da porte metalliche, si propone come un suggestivo ambiente per il teatro e per la musica all’aperto, con la possibilità di essere temporaneamente coperto da tende in teflon. La sommità del teatro è dominata dal volume della torre scenica; sulla sua copertura è stato realizzato un ristorante/caffetteria con un’ampia terrazza panoramica, alberata.
La sala teatrale, all’interno è concepita in modo da adattarsi a diverse forme di rappresentazione. La platea può ospitare 900 spettatori e la galleria organizzata su tre ordini sovrapposti ne può contenere 400.
Il nuovo teatro, destinato ad accogliere prevalentemente spettacoli di opera lirica e musica classica, sarà anche sede della stagione musicale cittadina, e dell’annuale festival che si svolge ad Aix-en-Provence.


Note
(1) Vittorio Gregotti, L’architettura di Cézanne, Skira, Milano 2011, p. 44.
(2) Ivi.
(3) Ibidem, p. 55.
(4) La frase di Paul Cézanne è tratta da, Vittorio Gregotti, Le scarpe di Van Gogh, Einaudi, Torino 1994, p. 3.
(5) Il tema della ‘verità’ in pittura e in architettura è stato già affrontato da Vittorio Gregotti nel libro, Le scarpe di van Gogh ed anche nel volume, recentemente pubblicato, Incertezze e simulazioni. Architettura tra moderno e contemporaneo.
(6) Vittorio Gregotti, L’architettura di Cézanne, op. cit., p. 9.
(7) Ibidem, pp. 47-48.

 

Teatro lirico di Aix-en-Provence
Committente Comunità del Pays d’Aix - SEMEPA
Progetto architettonico Gregotti Associati International (Augusto Cagnardi, Vittorio Gregotti, Michele Reginaldi)
Con Paoloemilio Colao, Giuseppe Donato - Associati, Cristina Castello, Massimo Giordano, Marco Parravicini
Progetto strutture e impianti OYH Méditerranée
Progetto acustico Commins Acoustics Workshop
Progetto scenotecnico SCENE
Stime e costi Davis Langdon France
Ufficio di controllo VERITAS
Parametri ambientali TRIBU
Sistema di sicurezza ALMA Provence
Si ringrazia l’architetto Vittorio Gregotti che gentilmente ha concesso disegni e foto per la pubblicazione del presente articolo

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele
2012-02-24 n. 53 Febbraio 2012
 
Hortus

Lo spessore della città

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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